Conclusioni incomplete
Marx diceva che "Tra la società capitalistica e la società comunista vi è il periodo della trasformazione rivoluzionaria dell'una nell'altra. Ad esso corrisponde anche un periodo politico transitorio, il cui Stato non può essere altro che la dittatura rivoluzionaria del proletariato". Allora l'errore di Marx consiste proprio nell'aver pensato ad un automatismo di transizione che invece ha portato dove non voleva che arrivasse, cioè ad uno statalismo opprimente e distaccato dalla società civile.
Immaginiamo ora che milioni di comunisti dal 1848 in poi si sono formati ideologicamente sulla lettura di un solo documento ( Il Manifesto del partito comunista) che lo stesso Marx riteneva già superato dalla storia, ma che siccome ritenuto una sorte di classico non era più modificabile. E' questo il documento più conosciuto in tutto il mondo come programma politico dei partiti comunisti che nel tempo si sono affacciati alla storia. Questo programma politico seppure in molteplici variazioni ha provocato, in modo contradditorio, da una parte un processo di liberazione , d'altra parte quella incompatibilità tra il comunismo realizzato e le libertà individuali, a causa di una visione statalista della organizzazione sociale.
Dopo la scrittura del Manifesto, Marx si dedica per un lungo periodo allo studio dell'economia pubblicando nel 1866 il primo volume de "Il Capitale" che resta uno dei più importanti trattati nella disamina del capitalismo moderno letto invece da pochissimi comunisti così come tanti altri documenti scritti dopo il 1848.
Dalla lettura delle opere proposte vediamo che esiste un'altro Marx, un Marx filosofo antistatalista, diverso da quello in cui siamo stati abituati a pensare dalla storia del comunismo (di stato) realizzato.
D'altra parte lo stesso Marx, che sapeva rapportarsi con i cambiamenti del tempo, ha sempre teorizzato nelle sue opere una società di liberi lavoratori associati che abolisce lo stato, la proprietà privata dei mezzi di produzione, i rapporti mercantili, ed il lavoro salariato.
Una rilettura delle opere di Marx potrebbe aiutare a rifondare tutta la sinistra e ritrovare quella unità che risulta essenziale per la propria sopravvivenza.
Per questo é giunto il momento, per tutta la sinistra, di fare veramente il conto con le proprie radici ideologiche e politiche, capire dove sono stati commessi gli errori, trovare una sintesi delle varie posizioni ed evitare di presentarsi divisa alle prossime elezioni politiche sui programmi , sulla coalizione, sui presupposti ideali che inevitabilmente fanno da collante ad un popolo della sinistra che non può farne a meno.
Ecco perché non sempre basta osservare le foglie malate per capire la causa della malattia che distrugge la pianta:
le politiche di sinistra e centro-sinistra oscillano tra un antagonismo imbelle che porta ad una pura testimonianza della propria posizione ed un pragmatismo che nella governabilità del paese si adagia su un sistema economico a deriva neoliberista.Entrambe le posizioni, parziali e riduttive, stanno allontanando dalla politica soprattutto le ultime generazioni di giovani impegnati nel sociale.
Invece è necessaria una nuova sinistra, unita e plurale, organizzata in reti civiche, lontana dalle oligarchie dei partiti.
Un movimento civico che sappia coniugare la giustizia sociale con le libertà individuali e promuovere attraverso la democrazia partecipativa e deliberativa un modello di sviluppo locale autosostenibile fondato sulla condivisione sociale dei beni comuni, sembra l'unica via di uscita da questa situazione disgregata e perdente.