Skip to main content - Skip to accessibility settings - Skip to left sidebar - Skip to right sidebar

Stili di vita

Cosa scrivere

Utilizziamo la categoria "stili di vita" per inserire articoli che riguardano progetti sui nuovi modelli sociali, sul cambiamento dei modi di vivere, su un diverso modo di porsi rispetto al sistema attuale.

Cliccare su “Articolo” voce del menù "Crea contenuto" presente nella colonna destra per l'utente autorizzato, per pubblicare un articolo.

 

Cohousing

COHOUSING (Vicinato Solidale)

Il cohousing è (definizione della rete nazionale, ndr) una modalità residenziale costituita da unità abitative private, spazi e servizi comuni. Caratteristica principale è una progettazione e gestione partecipata, consapevole, solidale e sostenibile. Gli spazi e i servizi comuni, ove è possibile, sono aperti al territorio.
Il cohousing consiste prima di tutto in uno stile di vita, una modalità abitativa e di relazione con il prossimo, una scelta di cittadinanza attiva che investe sulla condivisione e sulla solidarietà come antidoto contro l’isolamento, la solitudine, la diffidenza, la paura.
Le motivazioni per il cohousing possono essere l’aspirazione a ritrovare dimensioni perdute di socialità, di aiuto reciproco e di buon vicinato e contemporaneamente il desiderio di ridurre la complessità della vita, dello stress e dei costi di gestione delle attività quotidiane.
Un progetto di coabitazione di un gruppo di persone accomunate da obiettivi condivisi e dalla disponibilità ad aiutarsi reciprocamente.
Ogni progetto di cohousing ha una storia diversa e proprie caratteristiche, ma vi sono anche molti tratti in comune.

Le 10 caratteristiche più comuni del cohousing:
1.Progettazione partecipata
Carattere stabile delle diverse esperienze di cohousing è l'insistenza sulla progettazione partecipata, ovvero sul coinvolgimento dei futuri residenti in tutte le fasi del processo di ideazione e definizione della struttura fisica ed organizzativa della comunità.

Chi è il "consumatore"?

A rigor di logica non si capisce l’uso della parola consumo per indicare l’acquisto e l’uso di una merce, né la definizione di consumatori per indicare coloro che acquistano e usano una merce.

In relazione all’atto di acquistarla sono compratori, o acquirenti; in relazione all’atto di usarla sono utilizzatori, o utenti se la merce non è un oggetto ma un servizio.

Questa trasposizione diventa però chiara se si pensa che in una società fondata sulla crescita della produzione di merci, per poter continuare a produrne ogni anno di più, le merci devono essere buttate via sempre più in fretta affinché si possa continuare ad acquistarne sempre di più.  Più breve è la loro vita, più rapidi sono i tempi in cui diventano rifiuti, più se ne possono acquistare di anno in anno.

Le merci non devono durare, devono essere consumate il più rapidamente possibile: il significante veicola un significato assolutamente coerente.

L’uso dei termini consumo e consumatore secondo questa logica non è improprio, e il fatto che siano diventati correnti, che nessuno si stupisca o s’indigni di essere definito consumatore, che siano state fondate associazioni sindacali di consumatori, testimonia che lo spostamento della funzione delle merci è entrato a far parte del sistema dei valori.

La sobrietà come fattore di cambiamento

Il tipo di sviluppo economico attuale con una produzione sempre in crescita, necessita del consumismo come pratica sociale. Questa ideologia si basa sull'incremento continuo del consumo delle cose e, il linguaggio delle cose e degli atti ad esse collegate è un linguaggio pragmatico. La realtà possiede questo linguaggio e non può essere che vissuta. Infatti il consumismo ha provocato un mutamento antropologico del cittadino in consumatore, con tutti le conseguenze tipiche di una società dell'opulenza e del superfluo.

Il consumismo determina il modo di vita della comunità basato sulla ricerca individuale del piacere (edonismo) attraverso l'incremento continuo di nuovi consumi e bisogni, dove ognuno fa riferimento esclusivamente a se stesso o ai propri desideri (autoreferenzialità) con un atteggiamento di chi prepone i propri interessi e le proprie esigenze a quelle altrui (individualismo).

L'illusione propagandata dai mass-media che il “benessere” dipende direttamente dalla quantità di merci prodotte e consumate, dimentica che avere troppe cose rende limitato il tempo per il piacere immateriale e non aumenta lo stato di benessere dell'uomo perché sposta ad un livello diverso tutti i suoi bisogni. Si crea un circolo vizioso per cui la soddisfazione dei propri bisogni e desideri non fa che aumentare l’insoddisfazione perché produce ancora ulteriori bisogni e desideri da soddisfare.

Il risultato finale è uno stato di malessere psicofisico caratterizzato da eccessiva irritabilità (nevrosi) nelle persone che volenti o nolenti sono ridotti a meri consumatori e spettatori.
Il mancato rispetto dei principi ecologici e la rottura dei rapporti sociali basati sulla solidarietà sono il prezzo che si paga per questo modello di sviluppo.

Condividi contenuti

Accessibility

colour font  Linear layout

Accessibility guide - Home page