Documenti istituzionali che riguardano il comune di Massa Marittima
blog di Giulio Ripa
Lago dell'Accesa
Una proposta per il futuro del lago dell'Accesa
Il lago dell'Accesa un anno fa è stato certificato da Legambiente come quarto lago più “sano” d’Italia, per cui merita un’opera tesa alla conservazione di questo bene naturale patrimonio di tutti.
L'Europa considera il lago dell'Accesa un Sito d'Importanza Comunitaria (SIC).
La Regione Toscana lo cataloga come SIR (Sito di Importanza Regionale).
Il Lago dell'Accesa è un bene di interesse generale, un bene comune, non è proprietà nè privata e nè pubblica ma sociale, un bene necessario per le generazioni future.
Per questo è importante promuovere un tavolo istituzionale partecipato per approfondire diversi aspetti del problema legati alla tutela del lago.
La discussione si potrebbe aprire sull'unica proposta pubblica e democratica fatta sul lago dell'Accesa dalla società civile in ambito istituzionale, una proposta discussa durante il forum per lo sviluppo sostenibile Agenda 21, presente nella pubblicazione sul rapporto sullo stato dell'ambiente della Comunità Montana delle Colline Metallifere nel mese di novembre 2004.
Una proposta presentata dagli "amici del lago – gruppo informale che da sempre (nel 1988 e nel 1998 ci sono state anche petizioni con circa 1.500 firmatari) chiede la tutela del lago dell’Accesa e la salvaguardia dei suoi usi pubblici tradizionali."
In questa proposta si chiedeva l'acquisto dell'area intorno al lago da parte del Comune di Massa Marittima, cosa che l'amministrazione ha già positivamente attuato, ed indicava la seguente prospettiva per il futuro del lago:
"Attualmente il lago e le sue vicinanze più prossime sono classificate coma Area a Rilevante Pregio Ambientale dal punto di vista Urbanistico.
Il problema della tutela investe però tutta la conca del lago (poche centinaia di ettari) che andrebbe salvaguardata dal punto di vista del paesaggio (si registra un incremento delle attività ricettive per tutti i volumi edilizi dell’area con possibilità di ampliamenti e nuovi servizi e perdita lenta ma alla fine sicura delle sue qualità).
L’altro problema è quello di una gestione pubblica dell’area magari integrandola al vicino parco archeologico etrusco dell’abitato dell’Accesa, creando il parco archeo-naturalistico del lago dell’Accesa.
L’obiettivo, salvaguardando gli attuali usi pubblici dello stesso (balneazione e pesca), dovrebbe essere quello di scoraggiare avvenuti e potenziali comportamenti negativi (deve rimanere un’area tranquilla e non un baraccone del turismo estivo)."
Partendo da questa proposta possiamo indicare una serie di obiettivi.
L'obiettivo principale è la salvaguardia e la valorizzazione del lago dell'Accesa, ai fini di una fruizione turistica-culturale regolamentata, allo scopo di garantire la sua funzione di riserva naturale per habitat e specie di interesse comunitario, che tenda a conservare tale ecosistema nel rispetto delle sue caratteristiche naturali, in particolare per l'elevata profondità delle acque e la presenza di sponde ripide dovute alla sua stessa origine carsica.
Più precisamente, l'iniziativa è indirizzata al mantenimento di tutto il complesso del lago dell’Accesa, vale a dire adottando tutte quelle misure volte a prevenire o ridurre i fattori di degrado e rischio, con le linee guida per una gestione che assicuri la conservazione dell'ambiente naturale nell’ottica di una “fruizione regolamentata” delle visite escursionistiche e balneari.
Numerose sono le azioni da svolgere, dagli approfondimenti di tipo naturalistico (mappatura della flora e della fauna), agli studi geologici e idrogeologici, all'attivazione di sistemi di monitoraggio periodico della qualità delle acque e dei parametri meteorologici, alla individuazione della sentieristica per le visite escursionistiche ed attività di vigilanza, dirette fondamentalmente a proteggere e conservare le componenti biotiche e abiotiche del sito.
Particolare attenzione dovrebbe essere dedicata al coinvolgimento e alla sensibilizzazione dei soggetti potenzialmente coinvolti nella gestione del lago, dalle amministrazioni locali (comune, Comunità Montana, Provincia) ai proprietari dei terreni, agli agriturismi ed altre associazioni ambientaliste e culturali.
L'unità del lago al resto del territorio circostante è essenziale per la lettura e la conoscenza dell'ambiente naturale che esso rappresenta.
La sinergia tra l'auspicata istituzione di un'area naturale protetta del lago dell'Accesa, il parco archeologico etrusco, il museo archeologico ed il nascente Portale della civiltà etrusca a Massa Marittima, può dare una lettura continua del territorio per chi si avvicina in questi luoghi e non una frammentazione dell'unità territoriale divisa tra beni culturali da conservare e beni naturali soggetti continuamente alle diverse esigenze che vengono da più parti.
Caratteristiche del lago dell'Accesa
Geograficamente ci troviamo nella Toscana meridionale, precisamente nel comune di Massa Marittima (Grosseto). Il lago dell'Accesa, che ha una superficie di 14 ha, si trova a 115 m s.l.m. e si è originato come conseguenza di fenomeni carsici: le acque più o meno superficiali della zona hanno eroso e scavato le rocce carbonatiche sottostanti, formando cavità sotterranee che, una volta crollate, hanno formato una depressione. Proprio per questo motivo il lago nasce quasi dal nulla, come una grande buca dai bordi scoscesi che si sviluppa in mezzo ai campi di grano. Per via della sua origine la profondità è molto elevata (intorno ai 35-40 metri nel punto più profondo), le sponde sono molto ripide.
Osservazioni condotte in occasione di un'immersione nel settore di Sud-Ovest del lago hanno rivelato la presenza di un conglomerato costituito prevalentemente da clasti di Calcare Cavernoso e, in misura minore, da scisti, posto al disotto della coltre di sedimento che copre il fondale lacustre. La parte topograficamente più bassa del bacino idrografico è occupata da sedimenti quaternari e recenti, di origine gravitativa, alluvionale e lacustre.
Il Lago dell'Accesa è alimentato da acque sotterranee di buona qualità.
Vi sono sorgenti all'interno del Lago dell'Accesa con punti di risorgenza sul fondale (tra i 13.1 e i 16.1 m di profondità) che fanno ritenere possibile l'esistenza di un sistema idrologico ipogeo ben sviluppato. L'emissario è il torrente Bruna.
La profondità e la morfologia dello specchio d'acqua non facilitano lo sviluppo delle elofite (le piante palustri che vivono con le radici in acqua) e delle idrofite radicate (le ninfee e le altre piante acquatiche sommerse), ma nei prati e sulle sponde vivono molte specie interessanti, prevalentemente giunchi ed altre Cyperaceae da terreno umido.
Tra quelle più rilevanti vale la pena di citare il falasco (Cladium mariscus), il giunco-nero comune (Schoenus nigricans), il giunchetto minore (Holoschoenus romanus) e la malvacea Althaea officinalis. Oltre a queste sono presenti le altre specie tipiche delle paludi italiane, nonché diverse carici (Carex sp.) e giunchi (Juncus sp.); in alcune zone si trovano degli isolati individui di salice e di frassino. Il lago si trova in una conca circondata da colline coltivate e boschi di latifoglie e rimboschimenti. Sono presenti fragmiteti, cenosi erbacee di sponda e prati umidi.
Per quanto riguarda la fauna il lago, in passato, è stato colonizzato con specie ittiche esotiche introdotte per i possibili risvolti legati alla pesca sportiva.
Tra gli insetti è presente la libellula, coenagrion caerulescens, una specie rara, tra gli uccelli invece si nota la presenza del Martin Pescatore e del Gheppio, specie di falco inserita nella lista rossa regionale.
Per una descrizione "teatrale" del lago visita la seguente pagina web
Internet e democrazia
Questo è il discorso che Stefano Rodotà ha tenuto a Montecitorio per l'apertura della Conferenza internazionale dell'Unione interparlamentare (6 marzo 2007)
Qual è il destino dei parlamenti nell'età dell'informazione e della comunicazione? Alcuni anni fa, quando cominciò il dibattito sulla democrazia elettronica, sembrava che le nuove tecnologie avrebbero portato ad una progressiva scomparsa della democrazia rappresentativa, sostituita da forme sempre più diffuse di democrazia diretta. Nel nuovo agorà elettronico i cittadini avrebbero potuto prendere sempre la parola e decidere su tutto.
La memoria dell'antica Atene e il modello dei town meetings del New England apparivano come la forma nuova della democrazia, con un intreccio tra antico e nuovo che avrebbe via via cancellato il ruolo dei parlamenti. Oggi queste ipotesi sono lontane, e la democrazia elettronica segue strade diverse da quelle di una brutale e ingannevole semplificazione dei sistemi politici. Ma questo non vuol dire che i parlamenti possano trascurare le grandi novità determinate dalle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, che incidono profondamente sul loro ruolo e sul modo in cui si struttura il loro rapporto con la società. Non siamo di fronte a semplici strumenti tecnici, ma ad una forza potente, la tecnologia nel suo complesso, che sta trasformando in modo radicale le nostre società.
Stiamo passando, su scala mondiale, da un equilibrio tecnologico all'altro. Il primo, grande compito dei parlamenti, oggi, è dunque quello di cogliere questo momento, di compiere tempestivamente le scelte intelligenti necessarie perché l'insieme delle tecnologie si risolva in un rafforzamento complessivo della democrazia.
Sono divenute chiare alcune linee di analisi e di intervento, che possono essere così riassunte:
- evitare che le nuove tecnologie portino ad una concentrazione invece che ad una diffusione del potere sociale e politico;
- evitare che le nuove tecnologie si consolidino come la forma del populismo del nostro tempo, con un continuo scivolamento verso la democrazia plebiscitaria.
-evitare che ci si trovi sempre più di fronte a tecnologie del controllo invece che a tecnologie delle libertà;
- evitare che nuove disuguaglianze si aggiungano a quelle esistenti;
- evitare che il grande potenziale creativo delle nuove tecnologie porti non ad una diffusione della conoscenza, ma a forme insidiose di privatizzazione.
Pure l'età digitale, dunque, ha i suoi peccati, sette come vuole la tradizione, e che sono stati così enumerati: 1) diseguaglianza; 2) sfruttamento commerciale e abusi informativi; 3) rischi per la privacy; 4) disintegrazione delle comunità; 5) plebisciti istantanei e dissoluzione della democrazia; 6) tirannia di chi controlla gli accessi; 7) perdita del valore del servizio pubblico e della responsabilità sociale. Non mancano, tuttavia, le virtù, prima tra tutte l'opportunità grandissima di dare voce a un numero sempre più largo di soggetti individuali e collettivi, di produrre e condividere la conoscenza, sì che ormai molti ritengono che la definizione che meglio descrive il nostro presente, e un futuro sempre più vicino, sia proprio quella di "società della conoscenza".
Al di là delle immagini e delle metafore, i parlamenti non sono chiamati a scegliere tra il bene e il male. Di fronte ad una realtà complessa, nella quale convivono società della conoscenza e società del rischio, i parlamenti non sono chiamati scegliere tra bene e male. Devono ribadire la loro storica e insostituibile funzione di custodi della libertà e dell'eguaglianza.
Non sono riferimenti retorici. La tecnologia è prodiga di promesse.
Alla democrazia offre strumenti per combattere l'efficienza declinante, e arriva fino a proporne una rigenerazione. Ma, se guardiamo al mondo reale, alle tendenze in atto, rischiamo di incontrare sempre più spesso un uso delle tecnologie che rende capillare e continuo il controllo dei cittadini. A queste tendenze bisogna reagire, non solo per sfuggire ad una sorta di schizofrenia istituzionale che spinge verso la costruzione di un mondo diviso tra le speranze di libertà e l'insidia della sorveglianza. E' necessario soprattutto considerare realisticamente le dinamiche sociali, a cominciare da quelle che rischiano di produrre nuove diseguaglianze.
Questo problema viene solitamente indicato con l'espressione digital divide, ed effettivamente l'uso delle tecnologie, di Internet in primo luogo, produce stratificazioni sociali, l'emergere di nuove categorie di haves e di have nots, di abbienti e non abbienti proprio per quanto riguarda la fondamentale risorsa dell'informazione. Ma le più attendibili ricerche sul digital divide mettono in evidenza che il divario tra paesi sviluppati e paesi meno sviluppati, per quanto riguarda l'accesso ad Internet, non può essere esaminato riferendosi prevalentemente alle differenze di reddito. Pur rimanendo profondissime, infatti, le distanze riguardanti Internet tendono a ridursi più rapidamente di quelle relative alla ricchezza.
Questo vuol dire che i fattori influenti non sono tanto quelli economici, quanto piuttosto quelli sociali e culturali.
Conoscenza è parola che sintetizza le possibilità di accedere alle fonti, di elaborare il materiale, raccolto, di diffondere liberamente le informazioni. Già nell'articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite si è affermato il diritto di ogni individuo alla libertà di opinione e di espressione "e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere". Oggi questo diritto è in pericolo per la pretesa di molti Stati di controllare Internet, per l'esercizio di veri poteri di censura, per le condanne di autori di quelle particolari comunicazioni in rete che sono i blog.
Questa situazione non può essere ignorata, soprattutto perché alcune grandi società - Microsoft, Google, Yahoo!, Vodafone - hanno annunciato per la fine dell'anno la pubblicazione di una "Carta" per tutelare la libertà di espressione su Internet. I parlamenti non possono accettare che la garanzia del free speech, che gli Stati Uniti vollero affidare al Primo Emendamento della loro Costituzione, divenga materia di cui si occupano solo i privati, che evidentemente offriranno solo le garanzie compatibili con i loro interessi.
Internet è il più grande spazio pubblico che l'umanità abbia conosciuto, dove si sta realizzando anche una grande redistribuzione di potere. Un luogo dove tutti possono prendere la parola, acquisire conoscenza, produrre idee e non solo informazioni, esercitare il diritto di critica, dialogare, partecipare alla vita comune, e costruire così un mondo diverso di cui tutti possano egualmente dirsi cittadini.
Ma tutto questo può diventare più difficile, per non dire impossibile, se la conoscenza viene chiusa in recinti proprietari senza considerare proprio la novità della situazione che abbiamo di fronte e che impone di guardare alla conoscenza come il più importante tra i beni comuni.
La questione dei beni comuni è essenziale. Parole nuove percorrono il mondo - open source, free software, no copyright - dando il senso di un cambiamento d'epoca. Oggi, infatti, il conflitto tra interessi proprietari e interessi collettivi non si svolge soltanto intorno a risorse scarse, in prospettiva sempre più drammaticamente scarse come l'acqua. Nella dimensione mondiale assistiamo ad una creazione incessante di nuovi beni, la conoscenza prima di tutto, rispetto ai quali la scarsità non è l'effetto di dati naturali, ma di politiche deliberate, di usi impropri del brevetto e del copyright, che stanno determinando un movimento di "chiusura" simile a quello che, in Inghilterra, portò alla recinzione delle terre comuni, prima liberamente accessibili. Questa scarsità artificiale, creata, rischia di privare milioni di persone di straordinarie possibilità di crescita individuale e collettiva, di partecipazione politica.
La sfida lanciata ai parlamenti non riguarda soltanto la necessità di trovare nuovi equilibri tra logica della proprietà e logica dei beni comuni. Investe lo stesso modo d'intendere la cittadinanza. La vera novità democratica delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, infatti, non consiste nel dare ai cittadini l'ingannevole illusione di partecipare alle grandi decisioni attraverso referendum elettronici. Consiste nel potere dato a ciascuno e a tutti di servirsi della straordinaria ricchezza di materiali messa a disposizione dalle tecnologie per elaborare proposte, controllare i modi in cui viene esercitato il potere, organizzarsi nella società. Con questo vasto mondo - in cui la democrazia si manifesta in maniera "diretta", ma senza sovrapporsi a quella "rappresentativa" - i Parlamenti devono trovare nuove forme di comunicazione, attraverso consultazioni anche informali, messa in rete di proposte sulle quali si sollecita il giudizio dei cittadini, procedure che consentano di far giungere in parlamento proposte elaborate da gruppi ai quali, poi, vengano riconosciute anche possibilità di intervento nel processo legislativo.
La rigida contrapposizione tra democrazia rappresentativa e democrazia diretta potrebbe così essere superata, e la stessa democrazia parlamentare riceverebbe nuova legittimazione dal suo presentarsi come interlocutore continuo della società.
In questa prospettiva, i parlamenti debbono soprattutto impedire che le esigenze di lotta a terrorismo e criminalità e le richieste del sistema economico portino alla nascita di una società della sorveglianza, della selezione e del controllo, alterando quel carattere democratico dei sistemi politici di cui proprio i parlamenti sono i primi ed essenziali garanti.
Proprio le tecnologie, con la loro apparente neutralità, hanno rafforzato le spinte verso la creazione di gigantesche raccolte di dati personali.
La politica sta delegando alla tecnica la gestione dei più diversi aspetti della società, dimenticando, ad esempio, un principio chiaramente indicato nell'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. In questa norma si ammettono limitazioni dei diritti per diverse finalità, compresa la sicurezza nazionale, a condizione però che si tratti di misure compatibili con le caratteristiche di una società democratica. I parlamenti devono esercitare con il massimo rigore questa funzione di controllo, senza delegarla ad altri organi dello Stato, fossero pure le corti costituzionali. Solo così possono evitare la trasformazione dei cittadini in sospetti, ed impedire che, con l'argomento della difesa della democrazia, sia proprio la democrazia ad essere perduta.
Condividere lo sviluppo locale sostenibile
Per sviluppo sostenibile si intende “lo sviluppo necessario ai bisogni del presente senza che venga compromessa la possibilità delle generazioni future di soddisfare gli stessi bisogni”.
La maggioranza delle persone sembrano tutte favorevoli a questo nuovo tipo di sviluppo poi, però, nella pratica quotidiana cominciano a manifestarsi, contenziosi e conflitti territoriali ambientali che vanificano lo sforzo di progettare uno sviluppo diverso da quello energivoro e basato sull'utilizzazione di risorse non rinnovabili, i combustibili fossili, accusati giustamente di immettere nell'ambiente, attraverso la loro combustione, una quantità di CO2 (anidride carbonica) diventata insostenibile per l'equilibrio climatico.
Un altro ambiente è possibile
Il nostro sistema produttivo si è sviluppato sopra una concezione sbagliata del rapporto uomo-natura e sulla illusione che il “benessere” dipendesse direttamente dal soddisfacimento della massima quantità di merci prodotte (consumismo), dimenticando che avere troppe cose rende limitato il tempo per il piacere immateriale e non aumenta lo stato di benessere dell'uomo perché sposta ad un livello diverso tutti i suoi bisogni.
Il Bilancio Partecipativo
La Democrazia Partecipativa è intesa come partecipazione aperta a tutti i cittadini (inclusi in questa espressione anche gli stranieri) in quanto tali, pur con un ruolo importante delle associazioni; partecipazione estesa all’intero procedimento, dalla fase di iniziativa a quella decisionale (con una reale influenza anche sulla decisione); da svolgersi in sequenze di lunga durata (il ciclo di preparazione annuale del bilancio, l’elaborazione dei piani territoriali), formalizzate ma al tempo stesso elastiche e aperte all’innovazione; e in cui le strutture rappresentative e quelle tecnico-burocratiche delle istituzioni interagiscono continuamente, con ruoli fondamentale, con la base popolare.

