Documenti istituzionali che riguardano il comune di Massa Marittima
Gestione dei beni comuni
Dalla Costituzione della Repubblica Italiana (Parte seconda - Titolo V Art. 118 [24])
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Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà.
Come si legge dalla Costituzione è possibile promuovere organismi di controllo dei cittadini su attività di interesse generale come la gestione territoriale partecipata dei servizi pubblici.
Per questo scopo, in ogni Comune dovrebbe essere costituita la Consulta dei Beni Comuni, composta da cittadini singoli ed associati che esprimono interessi generali sui beni comuni, che garantisca la valorizzazione e la gestione partecipata dei beni riconosciuti come comuni.
Il Comune dovrebbe mettere a disposizione della Consulta luoghi attrezzati dove potersi incontrare, avere facile accesso alle informazioni, autogestire attività, etc.
L'ufficio della partecipazione (dipendente dal Consiglio comunale) metterà a disposizione in ogni fase, informazioni, documenti e aiuta l'organizzazione tecnica delle diverse forme partecipative necessarie.
Per la gestione dei beni comuni deve essere previsto un percorso decisionale partecipativo e vincolante.
In particolare la gestione dei servizi connessi ai beni comuni deve avvenire secondo le politiche pubbliche e con forme di partecipazione diretta che escludono il ricorso a forme privatistiche e di mercato.
Questo significa pensare forme di proprietà delle imprese di servizi, e della loro gestione, che esprima con forza la presenza dell’utenza nel controllo e nella valutazione dei risultati.
Ripensiamo, quindi, alle modalità di partecipazione in chiave di efficienza sociale: capacità di individuare i bisogni e maggiore efficacia contro maggiori costi applicativi.
Bisogna allora rivedere la gestione dei servizi pubblici proponendo la seguente modalità di gestione pubblica partecipata:
- Alla gestione dei beni comuni si associa la Consulta dei Beni Comuni, sopra definita
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Assegnazione della proprietà delle reti e della gestione dei servizi ad un soggetto totalmente pubblico, per consentire una assegnazione in House.
Una Società a capitale interamente pubblico a condizione che la società realizzi la parte più importante della propria attività con l’ente o con gli enti pubblici che la controllano, cioè non può partecipare ad altre società o enti. Inoltre la società deve avere l'obbligo di far entrare nel consiglio di amministrazione della società anche i rappresentanti della Consulta dei beni comuni. - Oppure istituire per la gestione dei beni comuni Consorzi, Aziende Speciali e Municipalizzate; articoli 31 e 114 del Tuel. E per innovare rispetto al passato aggiungere in ogni loro Statuto l’obbligo del Bilancio Partecipativo. Tra l'altro le norme vigenti già affermano il principio che debba esserci la partecipazione degli utenti “nelle forme, anche associative riconosciute dalla legge, alle procedure di valutazione e definizione degli standard qualitativi” che presiedono all’erogazione dei servizi pubblici (D.Lgs. n. 286/1999, art. 11, c.1)
- Gestione integrata dei servizi pubblici con la proposta di costituire nell'ambito del rispettivo bacino idrografico un unico ATO Ambientale (acqua, rifiuti, energia).

