Documenti istituzionali che riguardano il comune di Massa Marittima
Condividere lo sviluppo locale sostenibile
Per sviluppo sostenibile si intende “lo sviluppo necessario ai bisogni del presente senza che venga compromessa la possibilità delle generazioni future di soddisfare gli stessi bisogni”.
La maggioranza delle persone sembrano tutte favorevoli a questo nuovo tipo di sviluppo poi, però, nella pratica quotidiana cominciano a manifestarsi, contenziosi e conflitti territoriali ambientali che vanificano lo sforzo di progettare uno sviluppo diverso da quello energivoro e basato sull'utilizzazione di risorse non rinnovabili, i combustibili fossili, accusati giustamente di immettere nell'ambiente, attraverso la loro combustione, una quantità di CO2 (anidride carbonica) diventata insostenibile per l'equilibrio climatico.
Sembra che la sindrome di NIMBY (Not In My Back Yard) “Non nel mio cortile”, cioè l'atteggiamento nel riconoscere possibili, gli oggetti del contendere, ma, contemporaneamente, nel dichiararli indesiderabili per via delle fastidiose controindicazioni degli stessi sul proprio territorio, si sia estesa dalle centrali nucleari e dagli inceneritori anche alle tecnologie alternative.
Sempre di più si comincia a dire no agli tecnologie che utilizzano quelle energie alternative ai combustibili fossili: si è cominciato con l'energia dell'acqua dicendo no alle dighe, poi no alle centrali geotermiche, no agli aerogeneratori, no alle centrali fotovoltaiche, no agli impianti di conversione delle biomasse in energia, no agli impianti di compostaggio, no ai biocarburanti e ancora altri no, quando si presentano le opportunità di realizzare un nuovo modo di produrre energia con fonti rinnovabili.
La questione ambientale, elemento caratterizzante la fase attuale della modernità, si sta trasformando in “conflitto ambientale” in quanto implica divergenze di valori, interessi, credenze.
Si avverte, allora, la necessità di nuove strategie decisionali e organizzative che affrontino e gestiscano questioni complesse come quelle ambientali.
Non possiamo proporci uno sviluppo più sostenibile marciando su un percorso che non prevede la partecipazione dei cittadini.
Anzi, se consideriamo il diritto all’ambiente come diritto umano, possiamo marciare verso lo sviluppo locale autosostenibile solo attraverso la democrazia e i suoi strumenti. E gli strumenti non sono materiale inerte, si creano in funzione degli obiettivi e ne includono le valenze e i valori.
Se tra le finalità del governo dell'economia locale c’è quella di perseguire uno sviluppo in equilibrio con la natura e l’ambiente, allora non c’è dubbio che abbiamo bisogno di strumenti che integrino questa finalità, ne diano regolarmente, annualmente e quotidianamente la misura, il senso, a chi decide e a chi controlla.
E' importante per questo ridefinire il concetto di partecipazione inteso come condivisione di responsabilità, oneri e diritti degli attori (singoli od organizzati) di un processo diretto ad incidere sui centri decisionali delle istituzioni politiche, economiche, socio-culturali.
Tutte le iniziative che puntano alla condivisione dei processi decisionali e amministrativi (es. bilancio partecipativo, bilancio ambientale), sono finalizzate certamente a valorizzare i diritti di libertà attiva, ma anche a mobilitare le risorse umane del territorio per la gestione dei beni comuni. Cioè in questo tipo di politiche, la partecipazione attiva è un valore e un diritto positivo di cittadinanza e, contemporaneamente, un’opportunità per poter contare su istituti partecipativi che coinvolgono la società civile, attraverso la responsabilizzazione degli attori e la riduzione dei meccanismi relazionali di delega, nell'ambito di una democrazia partecipativa intesa come forma ordinaria di governo.
Solo attraverso la democrazia partecipativa e deliberativa, organizzata in reti civiche, si può promuovere un modello di sviluppo locale autosostenibile fondato sulla condivisione sociale dei beni comuni.

