Documenti istituzionali che riguardano il comune di Massa Marittima
L'Economia locale
La regionalizzazione dei mercati e delle produzioni dei beni di consumo di base, inquadrata nell’ambito di una più generale riconversione ecologica della società e dell’economia, potrebbe costituire un fattore decisivo di miglioramento. In particolare il conseguimento di una maggiore localizzazione della produzione e distribuzione di alimenti sarebbe auspicabile per almeno tre ordini di motivi:
1. Un primo vantaggio per tutti è di natura ambientale. Mentre il sistema dei trasporti assorbe un ottavo dei consumi mondiali di petrolio, una gran parte di questi consumi energetici riguarda proprio il trasporto di alimenti. Il protocollo di Kyoto è appena entrato in vigore in Italia, e ogni realizzazione di filiere corte ed ecocompatibili in campo alimentare (e possibilmente anche in altri settori quali i materiali per l’edilizia, il mobilio, l’abbigliamento, i detersivi, ecc.) rappresenterà un passo avanti sulla strada della riduzione dei gas serra e verso la mitigazione del cambiamento climatico che ci minaccia.
2. Se l’applicazione della regola aurea secondo cui vanno esportate le sole "eccedenze ai fabbisogni alimentari regionali" fosse estesa a tutto il pianeta, l’intera economia mondiale ne guadagnerebbe davvero parecchio in termini di sostenibilità sociale ed ecologica. Bisognerebbe far cessare le esportazioni dal Nord ricco di prodotti agricoli sovvenzionati, poichè mettono in ginocchio i circuiti economici regionali del Sud. In molti dei Paesi impoveriti del mondo le piantagioni da reddito interessano almeno la metà e in certi casi fino all’80% delle terre agricole, e l’applicazione di vigorose politiche di riduzione delle produzioni alimentari per l’esportazione favorirebbe grandemente le opportunità di sussistenza delle popolazioni rurali.
3. Per le realtà ricche o comunque ampiamente modernizzate come
quella italiana ci sarebbero infine specifici vantaggi sociali.
La regionalizzazione delle economie potrebbe dare spazio alla ricostruzione dal basso di nuove reti di relazione fiduciarie tra cittadini, reti in cui l’agire sociale non venga integralmente egemonizzato nè dal principio autoritario e assistenziale dello stato nè da quello utilitario ed escludente del mercato. Questa terza dimensione è ben conosciuta dall’antropologia economica: è la sfera del dono e della reciprocità, indispensabili fattori di socializzazione. Esempi di questi tentativi di costruzione di un mondo “diverso e possibile” sono già operativi in molti paesi dell’Occidente evoluto e anche in Italia.
Per brevità mi limito solo a citarli, comprendendo anche quelle iniziative in cui nuovi modelli economici rientrano in un più ampio progetto di trasformazione dell’esistenza quotidiana delle persone: le banche del tempo, le reti e i distretti di economia solidale, le “valute regionali complementari”, le comunità di famiglie, gli ecovillaggi, gli orti urbani, i movimenti di ri-ruralizzazione delle città, le cooperative di auto-approvvigionamento e varie forme di economia agricola associativa che promuovano patti, alleanze e ricerche di affinità tra produttori rurali e consumatori urbani alla scala locale. Tutte queste iniziative concorrono ad una maggiore responsabilizzazione dei cittadini nel governo e nella manutenzione dell’ambiente e degli stili di vita.
Sarà molto più facile trovare forme autenticamente partecipate e sostenibili di attivazione e governo delle risorse se i territori torneranno ad approvvigionare concretamente i loro abitanti e non si limiteranno più a fungere da “quinte teatrali” per iperconsumatori globalizzati.
Brano tratto da un intervento su
"Gli usi civici tra sussistenza e globalizzazione"
di Fabio Parascandalo
Professore di Geografia umana alla Università di Cagliari

