Il problema dell'uomo resta la sua condizione esistenziale, ossia del come si presenta agli individui il modo di essere dell'esistenza:
l'uomo ignora il perché della propria esistenza, non ne decide il quando ed il dove, sa invece che l'esistenza di un uomo avrà una durata imprevedibile e limitata nel tempo, ma non sa però cosa c'era prima né cosa ci sarà dopo.
Queste condizioni esistenziali producono una perdita di senso nella vita delle persone.
Però la vita vissuta, caratterizzata dal modo di vivere particolare di ciascun individuo, contraddice questo non senso perché dentro l'uomo persiste una vitalità misteriosa, l'istinto vitale, dovuta probabilmente al principio di conservazione della specie, che lo spinge a dare un senso alla propria vita. E' la volontà, la voglia di vivere che ci induce a desiderare, a scegliere, a progettare.
Questo gioco esistenziale, tra il modo di essere dell'esistenza uguale per tutti gli uomini e il modo di vivere particolare di ciascun individuo, si presenta ad ognuno di noi diversamente sotto molteplici forme.
Ma c'è una costante nella vita degli uomini che prevale nel gioco suddetto.
E' la tendenza ad obliterare la propria condizione esistenziale a favore della vita vissuta. L’essere in se non è percepibile e riconducibile alla nostra esperienza (perchè esistiamo?) ed è tangibile solo l’aspetto particolare “dell’esserci” come vita vissuta.
Ma come funzione questa sorte di oblio?
Poiché il tempo è l'Io che si pone come realtà in quanto capacità in atto di constatare, prevedere e ricordare - e l'io presente nella sua continuità vitale è la costante del tempo - ci si spiega perché, non è concepibile il tempo senza vita. Quindi, tutto si riduce al concetto di come ognuno percepisce il passare del tempo durante la propria vita.
Ogni soggetto si rappresenta il mondo in cui vive come espressione della propria volontà, ed è proprio la volontà a dettare il modo di come vivere il passare del tempo.
Siccome il soggetto si identifica con il proprio tempo, far passare il tempo significa semplicemente vivere la vita secondo la propria volontà. Avere una propria volontà è fondamentale per fare scorrere il tempo, quindi darsi una direzione, uno scopo, un obiettivo nella vita.
Per questo motivo tutti si danno da fare nell'affrontare la vita, ognuno difende rispetto agli altri la strada che ha imboccato o che vorrebbe seguire.
Molti però dimenticano che qualsiasi comportamento, compreso la follia, è una risposta all'imperativo esistenziale.
Nella valutazione delle scelte di vita fatte in base alla propria volontà, le persone si perdono in fiumi di discorsi, di contrasti, di conflitti interpersonali, dimenticando però che è stato una necessità vitale, e che queste scelte sono un mezzo e non un fine da perseguire ad ogni costo. Molti confondono la propria volontà con la vita, fino ad arrivare a volte ad estreme conseguenze.
L'importante è far passare il tempo, anche cambiando la propria volontà e conseguente visione del mondo, in modo che la vita si possa riprendere la rivincita sulla condizione esistenziale dell'uomo.
Si potrebbe dire in ultima analisi che la volontà di vivere è il passatempo dell'esistenza di una persona, nel senso che è la voglia di vivere stessa che “nel far passare il tempo” oblitera la condizione esistenziale dell'uomo. Questo nulla toglie al fatto che possa diventare una occupazione divertente e piacevole.
Anche la filosofia e la religione, mediate da ragione o fede o superstizione, che aiutano le persone a passare il tempo in una occupazione finalizzata a dare una risposta all'imperativo esistenziale, possono essere considerate un passatempo.
Sappiamo però che non è sempre così.
Molte volte la vita ci appare assurda nel suo svolgersi nel tempo, dove tutto contravviene alle regole della logica, il tempo scorre e con esso coincidono momenti accidentali e accadimenti biologici. Basta pensare alle malattie, agli incidenti, alle violenze o semplicemente alla imprevedibilità della morte.
Inoltre ognuno se va fino in fondo alle cose della vita , molte volte deve accettare il proprio fallimento, nel senso letterale del termine cioè il venire meno alle aspettative e ambizioni dettate dalla volontà.
Nella vita di ogni persona sono eventi che accadono e che quando accadono ci riportano a ripensare alla condizione esistenziale: Continuiamo a girare nel buio di una esistenza oscura, mentre siamo consumati dalla volontà cercando di dare luce, senso alla nostra vita.
Se viene meno la volontà, il tempo (interiore) è come se si fermasse, non passa più. Il tempo diventa estraneo alla esistenza delle persone. Il tempo come la propria identità si perde nel nulla.
E' in questo stato (di noia) che nell'uomo prevale il non senso e l'assurdità, la paura del nulla, del vuoto esistenziale.
A questo punto secondo un approccio di conoscenza della realtà di tipo esperienziale e non dogmatico, il soggetto si pone il problema dell'esistere, ma nello stesso tempo vive l'impossibilità di risolverlo razionalmente. L'esistere da problema diventa un mistero e come tale trascende l'analisi razionale. Il mistero dell'esistere, accettato e vissuto, diventa parte dell'esperienza del singolo individuo.
Consapevoli di questa condizione esistenziale, una volta abbandonati aspettative, ambizioni e desideri personali, non ci resta altra volontà che la conoscenza del mondo e della vita dell'uomo, come unica consolazione possibile.
Pensarsi come soggetto che fa del mondo un oggetto di conoscenza, in una prospettiva di “disincanto del mondo” cioè trovarsi in una posizione di chi abbracciando la conoscenza è consapevole della propria condizione esistenziale.
Alla fine possiamo affermare che vi è in tutto ciò un’arte della vita, per un atteggiamento agonistico di fronte a questo gioco esistenziale, un atteggiamento che porta verso un'accettazione integrale della vita sfidandone la sua complessità.
